Articoli

Lesione del capo lungo del bicipite omerale

In caso di lesione del tendine del capo lungo del bicipite omerale, a causa della propria origine e decorso anatomico, dovrà essere valutato quindi non solo il gomito ma anche la spalla.
Questo genere di patologia spesso è associata anche ad altre problematiche di spalla come tendiniti o tendinosi alla cuffia dei rotatori, instabilità di spalla o lesioni SLAP.
Colpisce in particolare 2 categorie di pazienti:
• Sportivi che praticano attività dove il braccio deve operare al di sopra del livello della testa “sport overhead” (pallavolo, tennis, pallamano, nuoto)
• Persone anziane che hanno già una degenerazione generalizzata di tutta l’articolazione della spalla
I meccanismi di lesione sono disparati. In molti casi si tratta di un momento di contrazione muscolare improvvisa in trazione o in compressione: raccogliere un oggetto che sta cadendo al volo, schiacciare un pallone, sollevamento di carichi molto pesanti.
Il punto in cui il capo lungo tende a erodersi maggiormente è quello di contatto con il solco dell’omero predisposto al mantenimento della sua posizione, ma a volte la frattura può avvenire appena sotto il punto di inserzione. Il punto in cui il capo lungo tende a erodersi maggiormente è quello di contatto con il solco dell’omero predisposto al mantenimento della sua posizione, ma a volte la frattura può avvenire appena sotto il punto di inserzione.
La lesione del capo lungo del bicipite omerale non dà quasi mai dolori insostenibili. Spesso può presentarsi un indolenzimento od uno scricchiolio al movimento ,comunque del tutto sopportabile. Al momento della completa rottura del tendine il dolore tende a sparire, mentre la massa muscolare che non è più sostenuta cade alla base del braccio, formando un rigonfiamento caratteristico che un medico sa senz’altro riconoscere. C’è comunque da dire che se il capo corto del muscolo è sano, il muscolo continua ad essere ancorato all’articolazione e quindi a funzionare; sicuramente il braccio risulta più debole, ma è comunque possibile effettuare la maggior parte dei movimenti.
La diagnosi è prevalentemente clinica. Un’eventuale ecografia può essere utile nei pazienti con dolore cronico di spalla nei quali si sospetti una lesione della cuffia dei rotatori.La terapia cambia in base al soggetto ed allo stato dei tessuti tendinei: spesso in soggetti anziani o nei giovani che presentano solo una lesione parziale e non svolgono sport o lavori particolarmente pesanti per la spalla, la terapia è prevalentemente conservativa
Essa non prevede cioè alcuna operazione, ma si assumono antidolorifici in caso di dolore e si segue un programma fisioterapico che preveda sedute di tecarterapia o magnetoterapia in grado di stimolare la rigenerazione dei tessuti; il tutto accompagnato sempre da un programma fisioterapico a ottenere la flessione completa del gomito e il recupero della forza.
Se invece il soggetto è uno sportivo o ha comunque bisogno di utilizzare tutta la forza che la spalla può concedere, è possibile sottoporsi ad un’operazione chirurgica se i tessuti sono abbastanza sani e integri da permetterlo. L’intervento avviene quasi sempre con tecnica artroscopica, in modo che le incisioni siano ridotte ai minimi termini e sia possibile inserire delle sonde che, manovrate dall’esterno, possono ripulire l’area dall’eventuale tessuto cicatriziale e ancorare il legamento all’osso. Solo casi particolarmente complessi prevedono un’operazione a cielo aperto.