In questo articolo, la Dott.ssa Alessia Amatore, psicologa e psicoterapeuta familiare del Centro Starbene, ha scelto di utilizzare la trama del film “Mia” di Ivano De Matteo non solo per la sua potenza narrativa, ma come spunto per una riflessione profonda su un tema che incontra quotidianamente nella sua pratica professionale: l’importanza della psicoterapia come supporto vitale all’intero sistema familiare durante l’adolescenza.

Spesso si pensa che la terapia sia una risorsa a cui attingere solo quando “qualcosa si rompe”. Attraverso l’analisi delle dinamiche di questa pellicola, vorrei invece mostrare come il supporto psicologico sia uno strumento preventivo e di crescita, capace di fortificare i legami proprio quando le sfide esterne si fanno più insidiose. C’è un momento preciso, nel film, in cui la realtà di una famiglia ordinaria si incrina.  È il momento in cui l’amore protettivo di un padre si scontra con la manipolazione subita da una figlia adolescente.

Come psicoterapeuta familiare, consiglio fortemente questa visione perché apre una finestra su una verità complessa: anche i genitori più attenti, empatici e autorevoli possono trovarsi impotenti di fronte alle ombre dell’adolescenza.

La trappola della vulnerabilità: tra identità e dipendenza

Il film ci mostra una realtà fondamentale: Mia non cade nella rete di un manipolatore per una mancanza dei suoi genitori. Al contrario, la sua è una famiglia sana. Tuttavia, l’adolescenza rappresenta il momento in cui la struttura di personalità, che si è andata costruendo fin dall’infanzia, viene messa alla prova dall’incontro con l’altro.

In questa fase di transizione, alcuni tratti latenti o una particolare inclinazione alla dipendenza affettiva possono emergere con una forza nuova. Le insicurezze fisiologiche della crescita si intrecciano a dinamiche profonde, rendendo difficile per la ragazza distinguere il naturale desiderio di essere amata dal rischio di un legame tossico. È un momento in cui la vulnerabilità non è una colpa, ma un segnale di una struttura che sta cercando faticosamente il proprio equilibrio tra il bisogno di appartenenza e quello di autonomia.

Oltre l’occhio vigile: il ruolo dei social e della manipolazione

Nonostante lo sguardo attento dei genitori, la manipolazione oggi corre sui binari digitali. Lo smartphone diventa un luogo dove l’altro può esercitare un controllo costante, silenzioso e invisibile agli occhi degli adulti. È qui che le fragilità di un’adolescente si scontrano con dinamiche più grandi di lei, che l’occhio genitoriale — per quanto amorevole — a volte non riesce a intercettare o a gestire da solo.

La psicoterapia come “terzo sguardo”

Riconoscere che un figlio ha bisogno di uno psicoterapeuta non significa ammettere un fallimento. Al contrario, è un atto di estrema autorevolezza.

La psicoterapia offre  “nuovi strumenti” necessari per:

  • Fortificare l’autostima: Aiutare l’adolescente a costruire un’identità solida che non dipenda dallo sguardo altrui.
  • Riconoscere le “Red Flags”: Insegnare ai ragazzi a distinguere tra un legame sano e una trappola affettiva.
  • Sostenere i genitori, fornire una bussola per navigare l’angoscia e trasformare l’impotenza in una presenza consapevole e strategica.

La Famiglia come risorsa: non si cura il singolo, si cura il legame

In psicoterapia familiare, l’obiettivo non è mai quello di mettere l’adolescente sotto una lente di ingrandimento, come se fosse l’unico elemento “difettoso” del sistema. Al contrario, la stanza della terapia diventa un laboratorio in cui tutta la famiglia sceglie di mettersi in gioco.

Entrare in terapia insieme significa spostare il focus dal “problema” alle relazioni.

La psicoterapia familiare aiuta a:

  • Riconoscere lo stile familiare: Esplorando insieme al terapeuta gli automatismi comunicativi per capire quali sono ancora funzionali e quali invece sono diventati barriere tra genitori e figli.
  • Accogliere il limite: La terapia è lo spazio dove l’adulto può abbassare la maschera della perfezione, riconoscendo i propri limiti non come fallimenti, ma come punti di partenza per una nuova autenticità.
  • Mediare la preoccupazione genitoriale: Aiuta i genitori a tradurre la propria angoscia e il senso di protezione in parole che l’adolescente possa ascoltare senza sentirsi giudicato, invaso o soffocato.
  • Migliorare la comunicazione: Non si tratta solo di “parlarsi di più”, ma di imparare a esprimere i propri bisogni profondi senza che questi diventino accuse, ricostruendo quel ponte di fiducia che spesso vacilla.

Vedere “Mia” ci ricorda che l’adolescenza è un territorio fragile. Non basta “esserci”, bisogna sapere come esserci quando il dialogo sembra interrompersi.

Due giornate di alta formazione dedicate all’autismo e agli interventi più innovativi nel campo clinico. Il 19 e 20 marzo 2026, presso l’Università della Calabria (Aula Caldora), un team di professionisti del Centro Starbene ha preso parte al convegno “Diagnosi e intervento per l’autismo nell’arco di vita” e al corso introduttivo sull’Early Start Denver Model (ESDM).

A partecipare sono stati il dottore Salvatore Bagalà, Neuropsichiatra infantile; la dott.ssa Alessia Amatore, psicologa psicoterapeuta; Antonella Le Piane, educatrice e analista del comportamento ABA; Irene Leo, logopedista esperta in Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA); Roberta Liguori, neuropsicomotricista e il dott. Mario Calì, logopedista.

Dalla diagnosi all’intervento

Il convegno ha approfondito le più recenti pratiche cliniche per la diagnosi e il trattamento dei disturbi dello spettro autistico, con un focus sull’intero arco della vita, dall’infanzia all’età adulta. Parallelamente, il corso sull’ESDM ha fornito strumenti operativi su uno dei modelli di intervento precoce più validati a livello internazionale, particolarmente efficace nei bambini in età prescolare.

La formazione sull’Early Start Denver Model rappresenta un passo importante per potenziare gli interventi precoci, sfruttando la plasticità cerebrale dei primi anni di vita per favorire lo sviluppo comunicativo e relazionale.

Un investimento sulla qualità dei servizi

La partecipazione all’evento formativo non rappresenta solo un aggiornamento professionale, ma un investimento concreto sulla qualità dei servizi offerti dal Centro Starbene alle famiglie. L’obiettivo è garantire percorsi sempre più efficaci, basati su evidenze scientifiche e capaci di accompagnare le persone nello spettro autistico nelle diverse fasi della vita. La formazione continua è il cuore della missione di Starbene: offrire alle famiglie percorsi di supporto sempre aggiornati, empatici e scientificamente fondati.

Il 22 febbraio si è celebrato lo “Sconnessi Day”, una giornata di sensibilizzazione dedicata alla disconnessione digitale e all’uso consapevole della tecnologia. Vi invitiamo a leggere l’intervista della psicologa del Centro Starbene, Alessia Amatore, realizzata dalla giornalista Danila Esposito e pubblicata sul numero 93 de Il Crotonese del 2 dicembre 2025.

di Danila Esposito

Rallenta l’apprendimento, riduce l’attenzione, distrae e favorisce l’isolamento. Sono queste le cause dell’utilizzo del telefonino in classe, una questione ormai al centro del dibattito politico e sociale. A dire stop ai cellulari a scuola è stato proprio il governo Meloni che con un provvedimento ministeriale ne ha vietato l’uso, ai minori di 14 anni, a partire da settembre 2025. Ne abbiamo parlato con Alessia Amatore, psicologa clinica e psicoterapeuta familiare-sistemico relazionale presso il centro Starbene di Crotone.

Alessia Amatore – Psicologa

Dottoressa, spesso sentiamo dire agli studenti che il cellulare li aiuti a ‘staccare’… ma quanto incide davvero l’uso in classe di questo strumento sulla concentrazione e il rendimento scolastico?

“Sin da bambini si utilizza troppo facilmente il cellulare, già dalla pre-adolescenza. Questo comporta un accesso ai contenuti di internet già da piccoli, diventando ‘istruiti’ in tenera età su come aggirare le app e gestire i contenuti proposti dalla rete. E’ scientificamente provato, però, che portare un cellulare a scuola ha un impatto negativo, sia sulla concentrazione durante la lezione sia nel momento di pausa. Nel corso della lezione, controllando il telefono, si è spesso distratti e questa azione porta ad interrompere quello che è anche il flusso di pensiero che sta seguendo un ragionamento. Si va in sovraccarico cognitivo e si ha anche un problema di memoria e sviluppo di pensiero critico, perché è come se il bambino fosse rapito da quello che sta facendo, guardando lo schermo, e quello che è intorno a lui è perso, a volte. Ma non è detto che il cellulare non possa svolgere un ruolo didattico: a volte è utile per fare ricerca e lavorare in gruppo, seguiti dall’insegnante, dando forza alla motivazione personale a studiare con gli altri compagni condividendo informazioni. Se si usa invece in classe per scacciare la noia, diventa un grande ostacolo all’apprendimento”.

A suo parere, la ricezione di notifiche durante le lezioni, da qualunque social network, quanto può influire sugli stati d’ansia e le dinamiche relazionali anche in classe?

“Si innesca proprio l’ansia da separazione da questo mondo virtuale, così come la pressione al confronto. Se mi arriva una notifica si attiva immediatamente la paura che ho di perdere ‘qualcosa di importante’ che sta accadendo nella mia vita online, della quale io faccio parte, ed è come se si stesse sempre sul chi va là. Ecco, lo studente è in classe fisicamente, ma ha spesso il bisogno di comprendere, di conoscere, ciò che c’è fuori da quella stanza e che è racchiuso nei social network, generando quindi un senso di irrequietezza e di vera e propria ansia da separazione dal suo mondo virtuale. Oltre che un limite per l’attenzione in classe, questo comportamento va ad aumentare quella difficoltà di attesa: si innesca un meccanismo per cui ‘io non posso aspettare, devo vederla subito quella notifica’, e se non lo faccio subito automaticamente inizio ad avere il pensiero costantemente lì. Si genera questo flusso ansioso che crea un sovraccarico cognitivo di stress perché costringe il cervello a cambiare quello che stava facendo, a concentrarsi su una situazione differente. Ci si rifugia nel mondo virtuale, isolandosi dall’interazione con l’altro”.

Come valuta l’intenzione del Governo danese di vietare l’uso del telefono ai minori di 15 anni?

“Io credo che, in generale, tutto ciò che è drastico, pur avendo una finalità protettiva, tende ad aumentarne l’abuso. E vale anche per gli smartphone, arrivando a situazioni incresciose come nascondere il cellulare in classe ed utilizzarlo quando l’adulto è distratto, in questo caso l’insegnante. La scelta della Danimarca è un intervento a tutela degli studenti, ma credo che non ci debba essere soltanto un divieto. Certamente, con questa misura, si ripristina il tempo e l’attenzione, la capacità di concentrazione profonda, senza sentire il bip delle notifiche e dover interrompere quello che si sta facendo in classe, ma bisogna agire sull’educazione all’utilizzo di questi strumenti sin da bambini. Si può pensare che, dai 15 anni in su, si abbia un’età più o meno consapevole, fatta da esperienze che hanno formato un bagaglio personale utile ad affrontare il mondo dei social; ma non è sempre così. A volte si tende solo a spostare il problema, perché bisogna agire prima con un’educazione all’utilizzo delle piattaforme, anche sociale e emotiva, che parta soprattutto dalla famiglia. Non c’è un giusto o sbagliato: ad esempio, la decisione di acquistare un telefono per un bambino di 10 anni dipende solo dalla scelta della famiglia. L’importante è dare delle regole sin da bambino, spiegando l’utilizzo corretto del telefono, senza privarlo e di conseguenza acuendo la sua frustrazione”.

Quali sono oggi i problemi dei giovanissimi, di quelli che si rivolgono ad un professionista, accompagnati magari dai genitori?

“I problemi sono sempre gli stessi, il punto è che sono cambiati in termini di intensità. La fascia di maggior rilievo è dagli 11 ai 19 anni, quindi dall’inizio della preadolescenza. Ma osserviamo anche in bambini molto piccoli crisi di rabbia, disturbi d’ansia, e tutto ciò che concerne i disturbi anche comportamentali. Sono in aumento situazioni di isolamento, che non è una vera e propria tristezza come noi pensiamo, ma è una sorta, nel giovanissimo, di apatia prolungata, di non voler fare niente, di stanchezza cronica, di non voler stare con gli altri. Che spesso si associa alla depressione e alla tristezza, ma non è così, soprattutto in questa fascia d’età. Il mondo dei social network poi ha aumentato l’ansia per gli ambienti sociali, che diventa più acuta quando viene confrontata con la vita che, invece, si ha sui social, che sembrerebbe perfetta. L’iperconnessione ha portato difficoltà nelle relazioni, nella regolazione emotiva e comportamentale, già da piccolissimi. Una rabbia, spesso rivolta verso l’esterno, la famiglia, la scuola, che porta a ‘scoppi frequenti’. Per questo è importante che la scuola e tutti gli ambienti educativi, formino fin da piccolissimi alla regolazione emotiva, alla gestione delle emozioni, all’utilizzo consapevole dei social ed a quelli che sono i rischi”.

 

Indossarli non è solo un gesto di colore, ma un messaggio potente che ci ricorda che la diversità è ciò che rende ognuno di noi unico, speciale e imprescindibile. In questa giornata, tutti sono invitati a sfidare le convenzioni e a mostrare con orgoglio il proprio lato più autentico, indossando due calzini di colore diverso. Un semplice gesto che vuole celebrare il diritto di essere sé stessi, senza paura di essere giudicati.

Nata undici anni fa in una scuola primaria in provincia di Udine, questa iniziativa oggi coinvolge tutti. È un appello rivolto anche agli adulti e alle istituzioni, affinché non solo accettino ma abbraccino davvero la diversità, in ogni sua forma.

Il Centro Starbene, con il suo lavoro quotidiano, dimostra quanto sia fondamentale accompagnare ogni bambino nel suo percorso unico, rispettando il suo modo di essere, pensare e apprendere. Ogni calzino spaiato, oggi, è anche un simbolo di quell’impegno per garantire a tutti i bambini, con le loro sfide particolari, il diritto all’inclusione, al rispetto e alla dignità.

Per camminare davvero “di pari passo” non serve essere uguali. La vera bellezza sta nell’essere diversi.

Si terrà il 4 ottobre, presso l’Auditorium Sandro Pertini di Crotone, il convegno dal titolo “Patologie a confronto: ortopedico, pediatra e medico di base”, promosso dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Crotone. Un appuntamento scientifico di rilievo, volto a promuovere il confronto tra specialisti, pediatri e medici di medicina generale nell’ottica di una presa in carico sempre più integrata del paziente.

A guidare l’evento, in qualità di Responsabili Scientifici, saranno il dott. Ettore Edmondo Zito e il dott. Gaetano Pagnotta, mentre la presidenza del convegno è affidata al dott. Francesco Pio Oliverio e alla dott.ssa Stefania Zampogna.

Il contributo del Centro Starbene

Tra le realtà coinvolte nel convegno spicca il Centro Starbene, da anni punto di riferimento nella diagnosi e nel trattamento delle patologie ortopediche, con un’attenzione particolare anche all’età pediatrica. Proprio il Centro Starbene è stato promotore, lo scorso anno, del progetto “Prevenzione e Cura della Scoliosi nei Bambini”, che ha coinvolto alcune scuole cittadine attraverso screening gratuiti finalizzati alla diagnosi precoce della scoliosi. I risultati dell’indagine verranno presentati durante il convegno dal dott. Ettore Edmondo Zito, portando così un esempio concreto di buona pratica sanitaria sul territorio.

Una struttura all’avanguardia

Il Centro Starbene è riconosciuto anche come Centro Scoliosi e si distingue per l’utilizzo di strumentazioni di ultima generazione. Tra queste, spicca la spinometria 3D, un esame non invasivo e privo di radiazioni che permette di ricostruire in modo tridimensionale l’andamento della colonna vertebrale. Un’innovazione che permette valutazioni mirate senza rischio di radiazioni specialmente nei pazienti in età evolutiva.

Counter-Strike 2 (CS2) has been a staple of the gaming world, captivating players with its intense tactical gameplay and competitive spirit. For those who have been around since the early days, there are certain nuances and experiences that only CS2 veterans can truly appreciate. Whether it’s the evolution of the game’s mechanics or the unique culture that has developed over the years, this list dives into the seven things only seasoned CS2 players will understand.

1. The Evolution of Game Mechanics

CS2 veterans have witnessed the game’s mechanics evolve over time, from the introduction of new weapons to changes in the physics engine. These adjustments have kept the game fresh and challenging, requiring players to constantly adapt their strategies. Veterans will remember the days when learning recoil patterns was essential to mastering the game. Each update has brought both excitement and frustration, as players needed to relearn old skills and embrace new ones.

2. The Art of Map Mastery

Understanding the intricacies of each map is a hallmark of a true CS2 veteran. Over the years, maps have undergone numerous revisions, but the core strategies often remain. Veterans know every nook and cranny, every angle, and every hiding spot that could be the difference between victory and defeat. Mastery of maps like Dust II and Inferno is a testament to their dedication and countless hours spent in the virtual battlefield.

3. The Significance of Skins and Trading

For many CS2 veterans, the introduction of weapon skins added an entirely new dimension to the game. It wasn’t just about aesthetics; it became a thriving economy within the game. The trading and collecting of skins have been an integral part of the CS2 experience. Understanding how to use the csgoroll promo code 2025 properly can enhance this aspect of the game, offering players an opportunity to expand their collection and potentially profit from their in-game investments.

4. The Rise of Competitive Play

Competitive play has always been at the heart of CS2, but over the years, it has grown into an organized and highly respected eSport. Veterans have watched as amateur competitions evolved into major international tournaments, with professional players becoming celebrities in their own right. The thrill of watching a live match or participating in a local tournament is something only those who’ve been around long enough can truly appreciate.

5. The Community’s Evolution

The CS2 community has seen its fair share of changes, from the days of LAN parties to the rise of online communities and forums. Veterans have experienced the camaraderie and rivalries that make the game so engaging. They’ve also witnessed the community’s efforts to combat toxicity and create a more inclusive environment for all players. This evolution has made the community stronger and more resilient, providing a welcoming space for both newcomers and longtime fans.

6. The Importance of Communication and Teamwork

While CS2 has always been about individual skill, veterans know that teamwork is the key to success. Effective communication and coordination with teammates can turn the tide in a match. Veterans have honed their ability to call out enemy positions, devise strategies on the fly, and support each other in high-pressure situations. This reliance on teamwork is what sets CS2 apart from many other shooters and continues to be a crucial aspect of the game.

7. The Nostalgia of Classic Moments

For CS2 veterans, the game is filled with memorable moments that evoke a sense of nostalgia. Whether it’s a clutch play that turned the match or a hilarious in-game mishap, these memories are cherished by those who have been part of the game’s journey. Watching a match unfold with the same intensity as those early days is a testament to the lasting impact CS2 has had on its players. These classic moments serve as a reminder of why they fell in love with the game in the first place.

In conclusion, being a CS2 veteran means more than just having years of experience; it’s about understanding the game’s rich history and culture. From mastering in-game mechanics to participating in the vibrant community, CS2 veterans have a unique perspective that sets them apart. As the game continues to evolve, these veterans will undoubtedly play a crucial role in shaping its future, ensuring that Counter-Strike 2 remains a beloved and enduring part of the gaming world.

Counter-Strike 2 (CS2) has been a staple of the gaming world, captivating players with its intense tactical gameplay and competitive spirit. For those who have been around since the early days, there are certain nuances and experiences that only CS2 veterans can truly appreciate. Whether it’s the evolution of the game’s mechanics or the unique culture that has developed over the years, this list dives into the seven things only seasoned CS2 players will understand.

1. The Evolution of Game Mechanics

CS2 veterans have witnessed the game’s mechanics evolve over time, from the introduction of new weapons to changes in the physics engine. These adjustments have kept the game fresh and challenging, requiring players to constantly adapt their strategies. Veterans will remember the days when learning recoil patterns was essential to mastering the game. Each update has brought both excitement and frustration, as players needed to relearn old skills and embrace new ones.

2. The Art of Map Mastery

Understanding the intricacies of each map is a hallmark of a true CS2 veteran. Over the years, maps have undergone numerous revisions, but the core strategies often remain. Veterans know every nook and cranny, every angle, and every hiding spot that could be the difference between victory and defeat. Mastery of maps like Dust II and Inferno is a testament to their dedication and countless hours spent in the virtual battlefield.

3. The Significance of Skins and Trading

For many CS2 veterans, the introduction of weapon skins added an entirely new dimension to the game. It wasn’t just about aesthetics; it became a thriving economy within the game. The trading and collecting of skins have been an integral part of the CS2 experience. Understanding how to use the csgoroll promo code 2025 properly can enhance this aspect of the game, offering players an opportunity to expand their collection and potentially profit from their in-game investments.

4. The Rise of Competitive Play

Competitive play has always been at the heart of CS2, but over the years, it has grown into an organized and highly respected eSport. Veterans have watched as amateur competitions evolved into major international tournaments, with professional players becoming celebrities in their own right. The thrill of watching a live match or participating in a local tournament is something only those who’ve been around long enough can truly appreciate.

5. The Community’s Evolution

The CS2 community has seen its fair share of changes, from the days of LAN parties to the rise of online communities and forums. Veterans have experienced the camaraderie and rivalries that make the game so engaging. They’ve also witnessed the community’s efforts to combat toxicity and create a more inclusive environment for all players. This evolution has made the community stronger and more resilient, providing a welcoming space for both newcomers and longtime fans.

6. The Importance of Communication and Teamwork

While CS2 has always been about individual skill, veterans know that teamwork is the key to success. Effective communication and coordination with teammates can turn the tide in a match. Veterans have honed their ability to call out enemy positions, devise strategies on the fly, and support each other in high-pressure situations. This reliance on teamwork is what sets CS2 apart from many other shooters and continues to be a crucial aspect of the game.

7. The Nostalgia of Classic Moments

For CS2 veterans, the game is filled with memorable moments that evoke a sense of nostalgia. Whether it’s a clutch play that turned the match or a hilarious in-game mishap, these memories are cherished by those who have been part of the game’s journey. Watching a match unfold with the same intensity as those early days is a testament to the lasting impact CS2 has had on its players. These classic moments serve as a reminder of why they fell in love with the game in the first place.

In conclusion, being a CS2 veteran means more than just having years of experience; it’s about understanding the game’s rich history and culture. From mastering in-game mechanics to participating in the vibrant community, CS2 veterans have a unique perspective that sets them apart. As the game continues to evolve, these veterans will undoubtedly play a crucial role in shaping its future, ensuring that Counter-Strike 2 remains a beloved and enduring part of the gaming world.

Un ambiente caldo, accogliente e sicuro. Un piccolo gruppo di bambini immersi in acqua, tra giochi, emozioni e nuove scoperte. È questa l’essenza di Blu ConTatto, il progetto educativo e terapeutico promosso dal Centro Starbene, basato sulla Terapia Multisistemica in Acqua – Metodo Caputo Ippolito. Si tratta di un percorso innovativo che si svolge in vasca con acqua calda, alla temperatura ideale per favorire il rilassamento corporeo e mentale.

Qui, l’acqua diventa non solo elemento fisico, ma uno spazio emotivo e relazionale in cui ogni bambino può ritrovare il proprio ritmo, sperimentare il contatto e sviluppare nuove competenze. Il progetto si rivolge in particolare a bambini con disturbi della comunicazione, della relazione, dello spettro autistico o del neurosviluppo, offrendo loro un ambiente protetto in cui il gioco è il mezzo privilegiato per crescere, esprimersi e relazionarsi.

Il programma si articola in tre momenti fondamentali:

1. Colloquio iniziale con la famiglia, per raccogliere informazioni e costruire un’alleanza educativa.

2. Quattro incontri mensili in vasca, della durata di 45 minuti ciascuno, in un ambiente strutturato e sicuro.

3. Spazio relazionale protetto, pensato per garantire benessere fisico ed emotivo, dove ogni bambino è accompagnato nella scoperta di sé e dell’altro.

I benefici del progetto coinvolgono diverse aree dello sviluppo: miglioramento delle abilità comunicative, sia verbali che non verbali stimolo all’autonomia personale e al pensiero creativo rafforzamento dell’autostima e delle competenze relazionali regolazione del comportamento e delle emozioni sostegno all’integrazione sensoriale e allo sviluppo motorio.

Il cuore dell’intervento è l’acqua, vissuta non solo come elemento terapeutico, ma come veicolo di contatto, cura e cambiamento. Un luogo dove i bambini, guidati da educatrici specializzate, possono sentirsi liberi di esplorare, sperimentare, fidarsi. Con Blu ConTatto, il Centro Starbene conferma il proprio impegno nel promuovere il benessere dei più piccoli, offrendo percorsi innovativi e personalizzati che mettono al centro la persona e le sue possibilità

Il 15 marzo di ogni anno si celebra la Giornata del Fiocchetto Lilla che ha come obiettivo quello di accendere i riflettori sui disturbi della nutrizione e dell’alimentazione purtroppo sempre più diffusi soprattutto tra i giovanissimi. Secondo la Società Italiana di pediatria «dai primi anni 2000 a oggi il numero di persone con disturbi alimentari in Italia è passato da 300 mila a oltre 3 milioni, e potrebbe essere persino sottostimato: il 30% delle persone colpite ha meno di 14 anni, con casi diagnosticati già tra gli 8 e i 10 anni». I disturbi alimentari possono riguardare insomma tutte le fasce di popolazione.

Intraprendere un percorso di prevenzione e cura con nutrizionisti e psicologi è dunque fondamentale. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Chiara Polimeni e la dottoressa Raffaella Lazzarin, rispettivamente nutrizionista e psicologa presso il Centro Starbene di Crotone.

«Una corretta alimentazione – spiega la dottoressa Polimeni – è fondamentale per il benessere fisico e mentale a tutte le età. Supporta la crescita e lo sviluppo ottimale di organi e tessuti, previene malattie croniche come diabete e patologie cardiovascolari, supporta le funzioni cognitive e immunitarie. Rivolgersi a un nutrizionista è un atto di amore verso il proprio corpo, un modo per ascoltarlo e rispettarne i bisogni. Che si tratti di gestire una patologia, di migliorare le proprie abitudini o di trovare un equilibrio con il cibo, il nutrizionista è un alleato, un professionista che accompagna il paziente in un percorso di cura di sé. La giornata del Fiocchetto Lilla ci ricorda quanto sia delicata la lotta contro i disturbi alimentari, ma anche quanto coraggio ci vuole per chiedere aiuto. La prevenzione si basa sull’educazione che promuova una sana relazione con il cibo e con il proprio corpo, e sull’autostima che deve essere coltivata per imparare a riconoscere il proprio valore come persone, indipendentemente dal peso o dalla forma del corpo. La diagnosi precoce è cruciale, perché permette di intervenire tempestivamente, e la cura richiede un supporto multidisciplinare: il lavoro di squadra tra nutrizionista e psicologo è fondamentale perché il cibo è intrecciato con le nostre emozioni, con la nostra storia, con il nostro modo di vedere noi stessi».

Un supporto psicologico è poi necessario: «In occasione di questa giornata, dedicata alla sensibilizzazione sui Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione – aggiunge la dottoressa lazzarin -, è fondamentale ricordare l’importanza del riconoscimento dei segnali precoci e la promozione di una cultura del benessere psicologico. Prevenzione significa educare all’ascolto del proprio corpo e delle emozioni, favorendo un dialogo aperto. La sintomatologia non si manifesta esclusivamente attraverso il comportamento alimentare, ma anche tramite segnali psicologici, quali: senso di colpa, rabbia, difficoltà nella regolazione emotiva, difficoltà relazionali. Il processo di cura inizia con la relazione, all’interno di uno spazio sicuro, accogliente e non giudicante».

Il centro Starbene si arricchisce di nuove professionalità per promuovere nuove prestazioni e servizi. Presso la nostra struttura è possibile eseguire visite reumatologiche con la dottoressa Caterina Bruno.

Quando il dolore muscolo-scheletrico è Cronico

Il dolore, ed in particolar modo il dolore muscolo-scheletrico cronico, è un sintomo molto frequente nella popolazione generale che purtroppo può indurre ad un grande stato di sofferenza con gravi ripercussioni sulla vita di tutti i giorni. Il dolore e la disabilità che ne deriva, hanno effetti negativi anche da un punto di vista psicologico, con possibile insorgenza di ansia e depressione. Al fine di individuare la causa del dolore muscolo-scheletrico e articolare, può essere utile sottoporsi ad una visita reumatologica.

Quando e perché rivolgersi al reumatologo

Il reumatologo si occupa di patologie che si manifestano con dolore, quali l’artrosi, l’artrite, le connettiviti (per es. LES e sclerodermia), osteoporosi e fibromialgia. Queste patologie reumatiche, se non trattate, possono portare danno e disabilità permanenti. I primi anni di malattia sono quelli più delicati, quelli su cui bisognerebbe intervenire al più presto. Allora avere una diagnosi tempestiva e precoce è fondamentale, prima che si instaurino delle complicanze irreversibili, per le articolazioni ma anche per altri apparati (cuore, reni e polmoni).

Come si svolge la visita reumatologica

Durante la prima visita reumatologica si effettuerà una raccolta anamnestica ed un esame obiettivo che consisterà in una visita generale e locale a livello delle articolazioni, dei muscoli e delle ossa dello scheletro. Se il medico lo riterrà utile, si eseguirà anche una ecografia del distretto interessato dal dolore. In base al risultato della visita, il reumatologo prescriverà gli accertamenti più appropriati per giungere a una diagnosi. Ai pazienti che accedono alla visita per la prima volta, si consiglia di portare con sé tutti gli esami ematici e strumentali già eseguiti.

Il Centro Starbene entra nelle scuole e lo fa con la “Giornata Gratuita Prevenzione e Cura della Scoliosi nei Bambini”. Presso l’istituto comprensivo Papanice-Alfieri, a partire dal 23 gennaio, con il patrocinio dell’Ordine dei Medici di Crotone e del Comune di Crotone, si svolgeranno una serie di open day durante i quali gli specialisti del Centro Scoliosi dello Starbene eseguiranno una visita gratuita alla schiena agli studenti che frequentano le classi quinte della scuola primaria e le classi prime della scuola secondaria di primo grado.

Lo scopo dello screening è quello di individuare anzitempo la presenza di deformità vertebrali, cioè i primi segni di scoliosi, in un periodo di alto rischio per lo sviluppo delle stesse e per intraprendere, qualora ce ne fosse la necessità, il trattamento più idoneo. Una diagnosi precoce, infatti, evita il calvario di un trattamento conservativo molto drastico e pesante da sostenere, in termini non solo di sacrificio umano ma anche di costi economici per la famiglia e per la comunità, ma soprattutto evita un intervento chirurgico per quelle forme più gravi fortemente evolutive.

«Un’iniziativa lodevole, interessante e soprattutto importante per la salute degli alunni in generale e dei nostri alunni in particolare – spiega la dirigente dell’I.C. Papanice-Alfieri Gisella Parise -. Ringrazio il direttore generale di Starbene, prof. Alberto Padula. Siamo felici di poter collaborare con un centro d’eccellenza e di offrire anche un momento di formazione per docenti e famiglie. La prevenzione è per noi fondamentale e siamo pronti a sposare ulteriori progetti futuri».

Coordinatore del progetto è il dottore Ettore Edmondo Zito, specialista in ortopedia e nel trattamento e prevenzione della scoliosi e delle deformità vertebrali, iscritto alla Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia in qualità di socio ordinario dal 1992 e socio ordinario, dal 2004, della Società Italiana di Chirurgia Vertebrale –Gruppo Italiano Scoliosi. Il dottore ha già partecipato a due studi simili, uno effettuato nella provincia di Napoli e uno nella città di Catanzaro. «Lo screening scolastico – spiega – non solo consente di effettuare la diagnosi precoce delle alterazioni della colonna vertebrale e quindi avviare gli scolari individuati al trattamento ma riveste e rimarca un notevole valore socio-sanitario. Infatti, l’elaborazione dei dati epidemiologici nel territorio dove l’indagine viene svolta, contribuisce ad individuare eventuali associazioni tra la scoliosi e fattori di rischio eventualmente presenti».

Continua così la mission della struttura che mette al servizio della comunità la propria professionalità, competenza ed esperienza, dimostrando ancora una volta un’attenzione particolare ai giovani e al loro benessere.

Tutto è pronto per il primo giorno di scuola. In Calabria la prima campanella suonerà lunedì 16 settembre e genitori e bimbi sono pronti a ricominciare. Riprendere al meglio le attività, iniziare un nuovo percorso e affrontare eventuali sfide guidati da esperti e professionisti con serenità è fondamentale. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Raffaella Lazzarin e la dottoressa Emanuela Vrenna, rispettivamente psicologa ed educatrice del Centro Starbene. 

Inizia un nuovo anno scolastico, come prepararsi al meglio per il rientro?

Quando si avvicina il momento di tornare a scuola può risultare utile per bambini e genitori ripristinare le routine: impostare la sveglia ad un orario che si avvicini a quello scolastico, dedicare qualche ora degli ultimi giorni di vacanza ai compiti per l’estate, affiancare i bambini nella preparazione del materiale scolastico.
Si rileva frequentemente l’ansia di rientrare a scuola. Risulta però importante distinguere tra due forme d’ansia:
ANSIA COSTRUTTIVA: forma d’ansia lieve che sprona a migliorarsi, a spingersi oltre i propri limiti, a voler “fare meglio”;
ANSIA DISTRUTTIVA: paura che paralizza, che sembra quasi annullare tutto ciò che si era studiato con impegno. In questo caso può risultare utile rivolgersi ad uno specialista.
Nonostante le sfide, il contesto scolastico offre numerose opportunità, come lo sviluppo di competenze sociali, lo sviluppo di autonomia e responsabilità, stabilità e struttura nello stile di vita.
Da parte dei genitori risulta importante sostenere e incoraggiare i propri figli, ponendosi come punto di riferimento; mostrare un coinvolgimento attivo nelle attività scolastiche che richiedono la presenza di un adulto (compiti, riunioni, colloqui).

Come gestire eventuali dubbi sull’apprendimento dei bambini?

Alcuni bambini possono manifestare alcune difficoltà che rendono più complesso il percorso di apprendimento. Spesso è proprio la scuola a segnalare tali difficoltà poiché rappresenta un contesto strutturato con attività più organizzate. In alcuni casi i genitori possono risultare molto spaventati in seguito a tali comunicazioni, iniziando a pensare agli scenari più complessi e irreparabili. Per il genitore risulta sicuramente difficile prendere contatto con le fragilità del proprio figlio, rendendo comprensibile un iniziale smarrimento, tuttavia risulta fondamentale riconoscere e prendere in mano la situazione. Risulta funzionale creare una rete tra scuola e famiglia, che consenta un passaggio di informazioni e una comunicazione diretta su quelle che possono essere le difficoltà e i bisogni del bambino, favorendo una presa in carico immediata del caso.

Qual è il percorso da intraprendere qualora un bambino manifestasse un’effettiva difficoltà?

Risulta importante intercettare possibili difficoltà già dalla scuola dell’infanzia, osservando i prerequisiti base delle abilità scolastiche. Questo consentirà di prevenire l’insorgenza di un disturbo o di limitarne l’intensità. Ad esempio, in caso di sospetto di Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA), affidarsi ad un professionista che si occupa della valutazione e del trattamento di disturbi del neurosviluppo, consentirà una valutazione accurata e minuziosa ed eventualmente una successiva presa in carico, che fornirà al bambino gli strumenti necessari per affrontare il percorso scolastico in modo più autonomo e sereno.

 

All’interno del Centro Starbene, anche in un’ottica di multidisciplinarietà, opera lo psicologo. A spiegare il suo lavoro è la dottoressa Raffaella Lazzarin.

Quando e perché è necessario o importante rivolgersi ad uno psicologo?

In alcune situazioni di vita che richiedono un cambiamento/adattamento della persona, può essere utile richiedere un supporto psicologico. Si tratta di difficoltà più o meno temporanee, come una crisi evolutiva legata ad una fase del ciclo vitale (adolescenza, menopausa, pensionamento, matrimonio, arrivo dei figli o la loro uscita da casa); oppure una crisi adattiva (lutto, separazione, licenziamento, malattia). Questi momenti possono decorrere senza particolari difficoltà oppure richiedere il supporto da parte di uno specialista.

Quanto è importante il supporto psicologico nello sviluppo in età evolutiva e in età adulta?

Il sostegno psicologico è un intervento valido sia in età evolutiva che in età adulta e può essere proposto secondo diverse modalità: individuale, di gruppo, con i genitori.

In età evolutiva è possibile intervenire su difficoltà di varia natura, dalla sfera emotiva e cognitiva a quella comportamentale. Il bambino può essere supportato nella gestione dei comportamenti evolutivi (entrata a scuola, integrazione con i pari, nascita dei fratelli, acquisizione di regole).

All’interno del centro Starbene la figura dello psicologo è parte di un’equipe multidisciplinare composta da neuropsichiatra infantile, educatrici, logopedisti, neuropsicomotricista, assistente sociale, che prende in carico l’utente in base all’esigenza.

In particolare, per quanto concerne le diagnosi di disturbi del neurosviluppo si procede insieme al neuropsichiatra infantile e al terapista di riferimento ad una prima osservazione destrutturata del bambino, proseguendo poi con osservazioni più strutturate e valutazioni psicodiagnostiche che consentono la definizione di obiettivi a medio e lungo termine e di programmare l’intervento.

Alle famiglie che vivono la disabilità è riservato uno spazio di parent training, che accoglie il sistema familiare e offre interventi e percorsi di supporto al fine di elaborare e comprendere la diagnosi, gestire l’ansia e lo stress, confrontarsi riportando quelle che possono essere le difficoltà da affrontare ogni giorno.

Come si svolge un colloquio con lo psicologo?

Il sostegno psicologico prevede circa due incontri di consulenza, volti ad indagare e comprendere l’anamnesi della persona, nonché la sua richiesta e la attuale motivazione. Successivamente si prosegue con incontri a cadenza quindicinale con l’obiettivo di rendere più chiari alcuni aspetti di sé, rendere il soggetto più consapevole delle proprie risorse interne e comprendere come renderle funzionali. Attraverso tecniche precise, l’individuo entrerà in contatto con aspetti di sé fonti di sofferenza e proverà a riorganizzarli.

Una giornata all’insegna della formazione e della sicurezza quella che si è svolta presso la sede del Centro Starbene. Grazie all’organizzazione della Simeup Crotone e alla guida dei direttori di centro e corso, la dott.ssa Anna Maria Sulla e il dott. Giovanni Capocasale, insieme agli istruttori nazionali Simeup, si è tenuto un corso di formazione BLSD (Basic Life Support and Defibrillation) e PBLSD (Pediatric Basic Life Support and Defibrillation) di sei ore che ha coinvolto attivamente i dipendenti della struttura.

Il corso è stato progettato per offrire una formazione completa, combinando teoria e pratica. I partecipanti hanno potuto apprendere le tecniche di base per il supporto vitale e la defibrillazione sia per adulti che per bambini, utilizzando manichini di ultima generazione. Questi dispositivi avanzati non solo hanno permesso ai discenti di esercitarsi, ma hanno anche fornito feedback in tempo reale sulla qualità del massaggio cardiaco, consentendo un miglioramento continuo delle tecniche apprese.

Durante la giornata formativa, l’entusiasmo e l’impegno dei partecipanti sono stati evidenti. La sessione pratica ha visto i discenti impegnarsi nell’applicazione delle tecniche apprese sotto la supervisione attenta degli istruttori nazionali Simeup, che hanno fornito indicazioni precise e supporto costante. L’utilizzo dei manichini ha permesso ai partecipanti di acquisire una maggiore consapevolezza e sicurezza nell’esecuzione delle manovre di rianimazione cardiopolmonare.

Al termine del corso, tutti i partecipanti sono stati sottoposti a un esame teorico-pratico che hanno superato con grande successo. Questo risultato non solo testimonia la qualità della formazione ricevuta, ma anche l’impegno e la dedizione dei dipendenti. Ora, grazie a questa formazione, il centro di riabilitazione Starbene è dotato di personale altamente qualificato, capace di intervenire tempestivamente ed efficacemente in caso di emergenze cardiache.

 

Starbene si prende cura dei propri pazienti con terapie innovative e servizi efficienti. Nell’ambito delle prestazioni erogate con il programma Adi (Assistenza domiciliare integrata), i nostri collaboratori sono stati muniti di uno strumento di medicazione all’avanguardia da utilizzare nel caso in cui i pazienti presentino piaghe da decubito.

La condizione dei pazienti allettati causa infatti danni cutanei, grazie all’utilizzo di una terapia a pressione negativa è possibile migliorare la gestione delle piaghe da decubito e velocizzarne la guarigione.