Il 22 febbraio si è celebrato lo “Sconnessi Day”, una giornata di sensibilizzazione dedicata alla disconnessione digitale e all’uso consapevole della tecnologia. Vi invitiamo a leggere l’intervista della psicologa del Centro Starbene, Alessia Amatore, realizzata dalla giornalista Danila Esposito e pubblicata sul numero 93 de Il Crotonese del 2 dicembre 2025.

di Danila Esposito

Rallenta l’apprendimento, riduce l’attenzione, distrae e favorisce l’isolamento. Sono queste le cause dell’utilizzo del telefonino in classe, una questione ormai al centro del dibattito politico e sociale. A dire stop ai cellulari a scuola è stato proprio il governo Meloni che con un provvedimento ministeriale ne ha vietato l’uso, ai minori di 14 anni, a partire da settembre 2025. Ne abbiamo parlato con Alessia Amatore, psicologa clinica e psicoterapeuta familiare-sistemico relazionale presso il centro Starbene di Crotone.

Alessia Amatore – Psicologa

Dottoressa, spesso sentiamo dire agli studenti che il cellulare li aiuti a ‘staccare’… ma quanto incide davvero l’uso in classe di questo strumento sulla concentrazione e il rendimento scolastico?

“Sin da bambini si utilizza troppo facilmente il cellulare, già dalla pre-adolescenza. Questo comporta un accesso ai contenuti di internet già da piccoli, diventando ‘istruiti’ in tenera età su come aggirare le app e gestire i contenuti proposti dalla rete. E’ scientificamente provato, però, che portare un cellulare a scuola ha un impatto negativo, sia sulla concentrazione durante la lezione sia nel momento di pausa. Nel corso della lezione, controllando il telefono, si è spesso distratti e questa azione porta ad interrompere quello che è anche il flusso di pensiero che sta seguendo un ragionamento. Si va in sovraccarico cognitivo e si ha anche un problema di memoria e sviluppo di pensiero critico, perché è come se il bambino fosse rapito da quello che sta facendo, guardando lo schermo, e quello che è intorno a lui è perso, a volte. Ma non è detto che il cellulare non possa svolgere un ruolo didattico: a volte è utile per fare ricerca e lavorare in gruppo, seguiti dall’insegnante, dando forza alla motivazione personale a studiare con gli altri compagni condividendo informazioni. Se si usa invece in classe per scacciare la noia, diventa un grande ostacolo all’apprendimento”.

A suo parere, la ricezione di notifiche durante le lezioni, da qualunque social network, quanto può influire sugli stati d’ansia e le dinamiche relazionali anche in classe?

“Si innesca proprio l’ansia da separazione da questo mondo virtuale, così come la pressione al confronto. Se mi arriva una notifica si attiva immediatamente la paura che ho di perdere ‘qualcosa di importante’ che sta accadendo nella mia vita online, della quale io faccio parte, ed è come se si stesse sempre sul chi va là. Ecco, lo studente è in classe fisicamente, ma ha spesso il bisogno di comprendere, di conoscere, ciò che c’è fuori da quella stanza e che è racchiuso nei social network, generando quindi un senso di irrequietezza e di vera e propria ansia da separazione dal suo mondo virtuale. Oltre che un limite per l’attenzione in classe, questo comportamento va ad aumentare quella difficoltà di attesa: si innesca un meccanismo per cui ‘io non posso aspettare, devo vederla subito quella notifica’, e se non lo faccio subito automaticamente inizio ad avere il pensiero costantemente lì. Si genera questo flusso ansioso che crea un sovraccarico cognitivo di stress perché costringe il cervello a cambiare quello che stava facendo, a concentrarsi su una situazione differente. Ci si rifugia nel mondo virtuale, isolandosi dall’interazione con l’altro”.

Come valuta l’intenzione del Governo danese di vietare l’uso del telefono ai minori di 15 anni?

“Io credo che, in generale, tutto ciò che è drastico, pur avendo una finalità protettiva, tende ad aumentarne l’abuso. E vale anche per gli smartphone, arrivando a situazioni incresciose come nascondere il cellulare in classe ed utilizzarlo quando l’adulto è distratto, in questo caso l’insegnante. La scelta della Danimarca è un intervento a tutela degli studenti, ma credo che non ci debba essere soltanto un divieto. Certamente, con questa misura, si ripristina il tempo e l’attenzione, la capacità di concentrazione profonda, senza sentire il bip delle notifiche e dover interrompere quello che si sta facendo in classe, ma bisogna agire sull’educazione all’utilizzo di questi strumenti sin da bambini. Si può pensare che, dai 15 anni in su, si abbia un’età più o meno consapevole, fatta da esperienze che hanno formato un bagaglio personale utile ad affrontare il mondo dei social; ma non è sempre così. A volte si tende solo a spostare il problema, perché bisogna agire prima con un’educazione all’utilizzo delle piattaforme, anche sociale e emotiva, che parta soprattutto dalla famiglia. Non c’è un giusto o sbagliato: ad esempio, la decisione di acquistare un telefono per un bambino di 10 anni dipende solo dalla scelta della famiglia. L’importante è dare delle regole sin da bambino, spiegando l’utilizzo corretto del telefono, senza privarlo e di conseguenza acuendo la sua frustrazione”.

Quali sono oggi i problemi dei giovanissimi, di quelli che si rivolgono ad un professionista, accompagnati magari dai genitori?

“I problemi sono sempre gli stessi, il punto è che sono cambiati in termini di intensità. La fascia di maggior rilievo è dagli 11 ai 19 anni, quindi dall’inizio della preadolescenza. Ma osserviamo anche in bambini molto piccoli crisi di rabbia, disturbi d’ansia, e tutto ciò che concerne i disturbi anche comportamentali. Sono in aumento situazioni di isolamento, che non è una vera e propria tristezza come noi pensiamo, ma è una sorta, nel giovanissimo, di apatia prolungata, di non voler fare niente, di stanchezza cronica, di non voler stare con gli altri. Che spesso si associa alla depressione e alla tristezza, ma non è così, soprattutto in questa fascia d’età. Il mondo dei social network poi ha aumentato l’ansia per gli ambienti sociali, che diventa più acuta quando viene confrontata con la vita che, invece, si ha sui social, che sembrerebbe perfetta. L’iperconnessione ha portato difficoltà nelle relazioni, nella regolazione emotiva e comportamentale, già da piccolissimi. Una rabbia, spesso rivolta verso l’esterno, la famiglia, la scuola, che porta a ‘scoppi frequenti’. Per questo è importante che la scuola e tutti gli ambienti educativi, formino fin da piccolissimi alla regolazione emotiva, alla gestione delle emozioni, all’utilizzo consapevole dei social ed a quelli che sono i rischi”.

 

Indossarli non è solo un gesto di colore, ma un messaggio potente che ci ricorda che la diversità è ciò che rende ognuno di noi unico, speciale e imprescindibile. In questa giornata, tutti sono invitati a sfidare le convenzioni e a mostrare con orgoglio il proprio lato più autentico, indossando due calzini di colore diverso. Un semplice gesto che vuole celebrare il diritto di essere sé stessi, senza paura di essere giudicati.

Nata undici anni fa in una scuola primaria in provincia di Udine, questa iniziativa oggi coinvolge tutti. È un appello rivolto anche agli adulti e alle istituzioni, affinché non solo accettino ma abbraccino davvero la diversità, in ogni sua forma.

Il Centro Starbene, con il suo lavoro quotidiano, dimostra quanto sia fondamentale accompagnare ogni bambino nel suo percorso unico, rispettando il suo modo di essere, pensare e apprendere. Ogni calzino spaiato, oggi, è anche un simbolo di quell’impegno per garantire a tutti i bambini, con le loro sfide particolari, il diritto all’inclusione, al rispetto e alla dignità.

Per camminare davvero “di pari passo” non serve essere uguali. La vera bellezza sta nell’essere diversi.

Si terrà il 4 ottobre, presso l’Auditorium Sandro Pertini di Crotone, il convegno dal titolo “Patologie a confronto: ortopedico, pediatra e medico di base”, promosso dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Crotone. Un appuntamento scientifico di rilievo, volto a promuovere il confronto tra specialisti, pediatri e medici di medicina generale nell’ottica di una presa in carico sempre più integrata del paziente.

A guidare l’evento, in qualità di Responsabili Scientifici, saranno il dott. Ettore Edmondo Zito e il dott. Gaetano Pagnotta, mentre la presidenza del convegno è affidata al dott. Francesco Pio Oliverio e alla dott.ssa Stefania Zampogna.

Il contributo del Centro Starbene

Tra le realtà coinvolte nel convegno spicca il Centro Starbene, da anni punto di riferimento nella diagnosi e nel trattamento delle patologie ortopediche, con un’attenzione particolare anche all’età pediatrica. Proprio il Centro Starbene è stato promotore, lo scorso anno, del progetto “Prevenzione e Cura della Scoliosi nei Bambini”, che ha coinvolto alcune scuole cittadine attraverso screening gratuiti finalizzati alla diagnosi precoce della scoliosi. I risultati dell’indagine verranno presentati durante il convegno dal dott. Ettore Edmondo Zito, portando così un esempio concreto di buona pratica sanitaria sul territorio.

Una struttura all’avanguardia

Il Centro Starbene è riconosciuto anche come Centro Scoliosi e si distingue per l’utilizzo di strumentazioni di ultima generazione. Tra queste, spicca la spinometria 3D, un esame non invasivo e privo di radiazioni che permette di ricostruire in modo tridimensionale l’andamento della colonna vertebrale. Un’innovazione che permette valutazioni mirate senza rischio di radiazioni specialmente nei pazienti in età evolutiva.

Un ambiente caldo, accogliente e sicuro. Un piccolo gruppo di bambini immersi in acqua, tra giochi, emozioni e nuove scoperte. È questa l’essenza di Blu ConTatto, il progetto educativo e terapeutico promosso dal Centro Starbene, basato sulla Terapia Multisistemica in Acqua – Metodo Caputo Ippolito. Si tratta di un percorso innovativo che si svolge in vasca con acqua calda, alla temperatura ideale per favorire il rilassamento corporeo e mentale.

Qui, l’acqua diventa non solo elemento fisico, ma uno spazio emotivo e relazionale in cui ogni bambino può ritrovare il proprio ritmo, sperimentare il contatto e sviluppare nuove competenze. Il progetto si rivolge in particolare a bambini con disturbi della comunicazione, della relazione, dello spettro autistico o del neurosviluppo, offrendo loro un ambiente protetto in cui il gioco è il mezzo privilegiato per crescere, esprimersi e relazionarsi.

Il programma si articola in tre momenti fondamentali:

1. Colloquio iniziale con la famiglia, per raccogliere informazioni e costruire un’alleanza educativa.

2. Quattro incontri mensili in vasca, della durata di 45 minuti ciascuno, in un ambiente strutturato e sicuro.

3. Spazio relazionale protetto, pensato per garantire benessere fisico ed emotivo, dove ogni bambino è accompagnato nella scoperta di sé e dell’altro.

I benefici del progetto coinvolgono diverse aree dello sviluppo: miglioramento delle abilità comunicative, sia verbali che non verbali stimolo all’autonomia personale e al pensiero creativo rafforzamento dell’autostima e delle competenze relazionali regolazione del comportamento e delle emozioni sostegno all’integrazione sensoriale e allo sviluppo motorio.

Il cuore dell’intervento è l’acqua, vissuta non solo come elemento terapeutico, ma come veicolo di contatto, cura e cambiamento. Un luogo dove i bambini, guidati da educatrici specializzate, possono sentirsi liberi di esplorare, sperimentare, fidarsi. Con Blu ConTatto, il Centro Starbene conferma il proprio impegno nel promuovere il benessere dei più piccoli, offrendo percorsi innovativi e personalizzati che mettono al centro la persona e le sue possibilità

Il 15 marzo di ogni anno si celebra la Giornata del Fiocchetto Lilla che ha come obiettivo quello di accendere i riflettori sui disturbi della nutrizione e dell’alimentazione purtroppo sempre più diffusi soprattutto tra i giovanissimi. Secondo la Società Italiana di pediatria «dai primi anni 2000 a oggi il numero di persone con disturbi alimentari in Italia è passato da 300 mila a oltre 3 milioni, e potrebbe essere persino sottostimato: il 30% delle persone colpite ha meno di 14 anni, con casi diagnosticati già tra gli 8 e i 10 anni». I disturbi alimentari possono riguardare insomma tutte le fasce di popolazione.

Intraprendere un percorso di prevenzione e cura con nutrizionisti e psicologi è dunque fondamentale. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Chiara Polimeni e la dottoressa Raffaella Lazzarin, rispettivamente nutrizionista e psicologa presso il Centro Starbene di Crotone.

«Una corretta alimentazione – spiega la dottoressa Polimeni – è fondamentale per il benessere fisico e mentale a tutte le età. Supporta la crescita e lo sviluppo ottimale di organi e tessuti, previene malattie croniche come diabete e patologie cardiovascolari, supporta le funzioni cognitive e immunitarie. Rivolgersi a un nutrizionista è un atto di amore verso il proprio corpo, un modo per ascoltarlo e rispettarne i bisogni. Che si tratti di gestire una patologia, di migliorare le proprie abitudini o di trovare un equilibrio con il cibo, il nutrizionista è un alleato, un professionista che accompagna il paziente in un percorso di cura di sé. La giornata del Fiocchetto Lilla ci ricorda quanto sia delicata la lotta contro i disturbi alimentari, ma anche quanto coraggio ci vuole per chiedere aiuto. La prevenzione si basa sull’educazione che promuova una sana relazione con il cibo e con il proprio corpo, e sull’autostima che deve essere coltivata per imparare a riconoscere il proprio valore come persone, indipendentemente dal peso o dalla forma del corpo. La diagnosi precoce è cruciale, perché permette di intervenire tempestivamente, e la cura richiede un supporto multidisciplinare: il lavoro di squadra tra nutrizionista e psicologo è fondamentale perché il cibo è intrecciato con le nostre emozioni, con la nostra storia, con il nostro modo di vedere noi stessi».

Un supporto psicologico è poi necessario: «In occasione di questa giornata, dedicata alla sensibilizzazione sui Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione – aggiunge la dottoressa lazzarin -, è fondamentale ricordare l’importanza del riconoscimento dei segnali precoci e la promozione di una cultura del benessere psicologico. Prevenzione significa educare all’ascolto del proprio corpo e delle emozioni, favorendo un dialogo aperto. La sintomatologia non si manifesta esclusivamente attraverso il comportamento alimentare, ma anche tramite segnali psicologici, quali: senso di colpa, rabbia, difficoltà nella regolazione emotiva, difficoltà relazionali. Il processo di cura inizia con la relazione, all’interno di uno spazio sicuro, accogliente e non giudicante».

Il centro Starbene si arricchisce di nuove professionalità per promuovere nuove prestazioni e servizi. Presso la nostra struttura è possibile eseguire visite reumatologiche con la dottoressa Caterina Bruno.

Quando il dolore muscolo-scheletrico è Cronico

Il dolore, ed in particolar modo il dolore muscolo-scheletrico cronico, è un sintomo molto frequente nella popolazione generale che purtroppo può indurre ad un grande stato di sofferenza con gravi ripercussioni sulla vita di tutti i giorni. Il dolore e la disabilità che ne deriva, hanno effetti negativi anche da un punto di vista psicologico, con possibile insorgenza di ansia e depressione. Al fine di individuare la causa del dolore muscolo-scheletrico e articolare, può essere utile sottoporsi ad una visita reumatologica.

Quando e perché rivolgersi al reumatologo

Il reumatologo si occupa di patologie che si manifestano con dolore, quali l’artrosi, l’artrite, le connettiviti (per es. LES e sclerodermia), osteoporosi e fibromialgia. Queste patologie reumatiche, se non trattate, possono portare danno e disabilità permanenti. I primi anni di malattia sono quelli più delicati, quelli su cui bisognerebbe intervenire al più presto. Allora avere una diagnosi tempestiva e precoce è fondamentale, prima che si instaurino delle complicanze irreversibili, per le articolazioni ma anche per altri apparati (cuore, reni e polmoni).

Come si svolge la visita reumatologica

Durante la prima visita reumatologica si effettuerà una raccolta anamnestica ed un esame obiettivo che consisterà in una visita generale e locale a livello delle articolazioni, dei muscoli e delle ossa dello scheletro. Se il medico lo riterrà utile, si eseguirà anche una ecografia del distretto interessato dal dolore. In base al risultato della visita, il reumatologo prescriverà gli accertamenti più appropriati per giungere a una diagnosi. Ai pazienti che accedono alla visita per la prima volta, si consiglia di portare con sé tutti gli esami ematici e strumentali già eseguiti.

Il Centro Starbene entra nelle scuole e lo fa con la “Giornata Gratuita Prevenzione e Cura della Scoliosi nei Bambini”. Presso l’istituto comprensivo Papanice-Alfieri, a partire dal 23 gennaio, con il patrocinio dell’Ordine dei Medici di Crotone e del Comune di Crotone, si svolgeranno una serie di open day durante i quali gli specialisti del Centro Scoliosi dello Starbene eseguiranno una visita gratuita alla schiena agli studenti che frequentano le classi quinte della scuola primaria e le classi prime della scuola secondaria di primo grado.

Lo scopo dello screening è quello di individuare anzitempo la presenza di deformità vertebrali, cioè i primi segni di scoliosi, in un periodo di alto rischio per lo sviluppo delle stesse e per intraprendere, qualora ce ne fosse la necessità, il trattamento più idoneo. Una diagnosi precoce, infatti, evita il calvario di un trattamento conservativo molto drastico e pesante da sostenere, in termini non solo di sacrificio umano ma anche di costi economici per la famiglia e per la comunità, ma soprattutto evita un intervento chirurgico per quelle forme più gravi fortemente evolutive.

«Un’iniziativa lodevole, interessante e soprattutto importante per la salute degli alunni in generale e dei nostri alunni in particolare – spiega la dirigente dell’I.C. Papanice-Alfieri Gisella Parise -. Ringrazio il direttore generale di Starbene, prof. Alberto Padula. Siamo felici di poter collaborare con un centro d’eccellenza e di offrire anche un momento di formazione per docenti e famiglie. La prevenzione è per noi fondamentale e siamo pronti a sposare ulteriori progetti futuri».

Coordinatore del progetto è il dottore Ettore Edmondo Zito, specialista in ortopedia e nel trattamento e prevenzione della scoliosi e delle deformità vertebrali, iscritto alla Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia in qualità di socio ordinario dal 1992 e socio ordinario, dal 2004, della Società Italiana di Chirurgia Vertebrale –Gruppo Italiano Scoliosi. Il dottore ha già partecipato a due studi simili, uno effettuato nella provincia di Napoli e uno nella città di Catanzaro. «Lo screening scolastico – spiega – non solo consente di effettuare la diagnosi precoce delle alterazioni della colonna vertebrale e quindi avviare gli scolari individuati al trattamento ma riveste e rimarca un notevole valore socio-sanitario. Infatti, l’elaborazione dei dati epidemiologici nel territorio dove l’indagine viene svolta, contribuisce ad individuare eventuali associazioni tra la scoliosi e fattori di rischio eventualmente presenti».

Continua così la mission della struttura che mette al servizio della comunità la propria professionalità, competenza ed esperienza, dimostrando ancora una volta un’attenzione particolare ai giovani e al loro benessere.

Tutto è pronto per il primo giorno di scuola. In Calabria la prima campanella suonerà lunedì 16 settembre e genitori e bimbi sono pronti a ricominciare. Riprendere al meglio le attività, iniziare un nuovo percorso e affrontare eventuali sfide guidati da esperti e professionisti con serenità è fondamentale. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Raffaella Lazzarin e la dottoressa Emanuela Vrenna, rispettivamente psicologa ed educatrice del Centro Starbene. 

Inizia un nuovo anno scolastico, come prepararsi al meglio per il rientro?

Quando si avvicina il momento di tornare a scuola può risultare utile per bambini e genitori ripristinare le routine: impostare la sveglia ad un orario che si avvicini a quello scolastico, dedicare qualche ora degli ultimi giorni di vacanza ai compiti per l’estate, affiancare i bambini nella preparazione del materiale scolastico.
Si rileva frequentemente l’ansia di rientrare a scuola. Risulta però importante distinguere tra due forme d’ansia:
ANSIA COSTRUTTIVA: forma d’ansia lieve che sprona a migliorarsi, a spingersi oltre i propri limiti, a voler “fare meglio”;
ANSIA DISTRUTTIVA: paura che paralizza, che sembra quasi annullare tutto ciò che si era studiato con impegno. In questo caso può risultare utile rivolgersi ad uno specialista.
Nonostante le sfide, il contesto scolastico offre numerose opportunità, come lo sviluppo di competenze sociali, lo sviluppo di autonomia e responsabilità, stabilità e struttura nello stile di vita.
Da parte dei genitori risulta importante sostenere e incoraggiare i propri figli, ponendosi come punto di riferimento; mostrare un coinvolgimento attivo nelle attività scolastiche che richiedono la presenza di un adulto (compiti, riunioni, colloqui).

Come gestire eventuali dubbi sull’apprendimento dei bambini?

Alcuni bambini possono manifestare alcune difficoltà che rendono più complesso il percorso di apprendimento. Spesso è proprio la scuola a segnalare tali difficoltà poiché rappresenta un contesto strutturato con attività più organizzate. In alcuni casi i genitori possono risultare molto spaventati in seguito a tali comunicazioni, iniziando a pensare agli scenari più complessi e irreparabili. Per il genitore risulta sicuramente difficile prendere contatto con le fragilità del proprio figlio, rendendo comprensibile un iniziale smarrimento, tuttavia risulta fondamentale riconoscere e prendere in mano la situazione. Risulta funzionale creare una rete tra scuola e famiglia, che consenta un passaggio di informazioni e una comunicazione diretta su quelle che possono essere le difficoltà e i bisogni del bambino, favorendo una presa in carico immediata del caso.

Qual è il percorso da intraprendere qualora un bambino manifestasse un’effettiva difficoltà?

Risulta importante intercettare possibili difficoltà già dalla scuola dell’infanzia, osservando i prerequisiti base delle abilità scolastiche. Questo consentirà di prevenire l’insorgenza di un disturbo o di limitarne l’intensità. Ad esempio, in caso di sospetto di Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA), affidarsi ad un professionista che si occupa della valutazione e del trattamento di disturbi del neurosviluppo, consentirà una valutazione accurata e minuziosa ed eventualmente una successiva presa in carico, che fornirà al bambino gli strumenti necessari per affrontare il percorso scolastico in modo più autonomo e sereno.

 

All’interno del Centro Starbene, anche in un’ottica di multidisciplinarietà, opera lo psicologo. A spiegare il suo lavoro è la dottoressa Raffaella Lazzarin.

Quando e perché è necessario o importante rivolgersi ad uno psicologo?

In alcune situazioni di vita che richiedono un cambiamento/adattamento della persona, può essere utile richiedere un supporto psicologico. Si tratta di difficoltà più o meno temporanee, come una crisi evolutiva legata ad una fase del ciclo vitale (adolescenza, menopausa, pensionamento, matrimonio, arrivo dei figli o la loro uscita da casa); oppure una crisi adattiva (lutto, separazione, licenziamento, malattia). Questi momenti possono decorrere senza particolari difficoltà oppure richiedere il supporto da parte di uno specialista.

Quanto è importante il supporto psicologico nello sviluppo in età evolutiva e in età adulta?

Il sostegno psicologico è un intervento valido sia in età evolutiva che in età adulta e può essere proposto secondo diverse modalità: individuale, di gruppo, con i genitori.

In età evolutiva è possibile intervenire su difficoltà di varia natura, dalla sfera emotiva e cognitiva a quella comportamentale. Il bambino può essere supportato nella gestione dei comportamenti evolutivi (entrata a scuola, integrazione con i pari, nascita dei fratelli, acquisizione di regole).

All’interno del centro Starbene la figura dello psicologo è parte di un’equipe multidisciplinare composta da neuropsichiatra infantile, educatrici, logopedisti, neuropsicomotricista, assistente sociale, che prende in carico l’utente in base all’esigenza.

In particolare, per quanto concerne le diagnosi di disturbi del neurosviluppo si procede insieme al neuropsichiatra infantile e al terapista di riferimento ad una prima osservazione destrutturata del bambino, proseguendo poi con osservazioni più strutturate e valutazioni psicodiagnostiche che consentono la definizione di obiettivi a medio e lungo termine e di programmare l’intervento.

Alle famiglie che vivono la disabilità è riservato uno spazio di parent training, che accoglie il sistema familiare e offre interventi e percorsi di supporto al fine di elaborare e comprendere la diagnosi, gestire l’ansia e lo stress, confrontarsi riportando quelle che possono essere le difficoltà da affrontare ogni giorno.

Come si svolge un colloquio con lo psicologo?

Il sostegno psicologico prevede circa due incontri di consulenza, volti ad indagare e comprendere l’anamnesi della persona, nonché la sua richiesta e la attuale motivazione. Successivamente si prosegue con incontri a cadenza quindicinale con l’obiettivo di rendere più chiari alcuni aspetti di sé, rendere il soggetto più consapevole delle proprie risorse interne e comprendere come renderle funzionali. Attraverso tecniche precise, l’individuo entrerà in contatto con aspetti di sé fonti di sofferenza e proverà a riorganizzarli.

Una giornata all’insegna della formazione e della sicurezza quella che si è svolta presso la sede del Centro Starbene. Grazie all’organizzazione della Simeup Crotone e alla guida dei direttori di centro e corso, la dott.ssa Anna Maria Sulla e il dott. Giovanni Capocasale, insieme agli istruttori nazionali Simeup, si è tenuto un corso di formazione BLSD (Basic Life Support and Defibrillation) e PBLSD (Pediatric Basic Life Support and Defibrillation) di sei ore che ha coinvolto attivamente i dipendenti della struttura.

Il corso è stato progettato per offrire una formazione completa, combinando teoria e pratica. I partecipanti hanno potuto apprendere le tecniche di base per il supporto vitale e la defibrillazione sia per adulti che per bambini, utilizzando manichini di ultima generazione. Questi dispositivi avanzati non solo hanno permesso ai discenti di esercitarsi, ma hanno anche fornito feedback in tempo reale sulla qualità del massaggio cardiaco, consentendo un miglioramento continuo delle tecniche apprese.

Durante la giornata formativa, l’entusiasmo e l’impegno dei partecipanti sono stati evidenti. La sessione pratica ha visto i discenti impegnarsi nell’applicazione delle tecniche apprese sotto la supervisione attenta degli istruttori nazionali Simeup, che hanno fornito indicazioni precise e supporto costante. L’utilizzo dei manichini ha permesso ai partecipanti di acquisire una maggiore consapevolezza e sicurezza nell’esecuzione delle manovre di rianimazione cardiopolmonare.

Al termine del corso, tutti i partecipanti sono stati sottoposti a un esame teorico-pratico che hanno superato con grande successo. Questo risultato non solo testimonia la qualità della formazione ricevuta, ma anche l’impegno e la dedizione dei dipendenti. Ora, grazie a questa formazione, il centro di riabilitazione Starbene è dotato di personale altamente qualificato, capace di intervenire tempestivamente ed efficacemente in caso di emergenze cardiache.

 

Starbene si prende cura dei propri pazienti con terapie innovative e servizi efficienti. Nell’ambito delle prestazioni erogate con il programma Adi (Assistenza domiciliare integrata), i nostri collaboratori sono stati muniti di uno strumento di medicazione all’avanguardia da utilizzare nel caso in cui i pazienti presentino piaghe da decubito.

La condizione dei pazienti allettati causa infatti danni cutanei, grazie all’utilizzo di una terapia a pressione negativa è possibile migliorare la gestione delle piaghe da decubito e velocizzarne la guarigione.

Il benessere del bambino è da sempre al centro della mission del centro Starbene che da anni svolge attività di diagnosi e trattamento dei disturbi del neurosviluppo e sindromi genetiche con la consapevolezza che non può esistere una buona prassi clinica senza ricerca e formazione e senza condividere fra ricercatori e operatori clinici un comune approccio allo studio, alla diagnosi e al trattamento riabilitativo che ponga in primo piano la qualità della vita del bambino e della sua famiglia.

In quest’ottica si colloca la stanza multisensoriale, uno spazio in cui il bambino, insieme all’ “accompagnatore” qualificato, può esprimere se stesso utilizzando i sensi. La stanza Snoezelen è prima di tutto un approccio alla persona. Prevede la costruzione di una relazione sensibile in cui sono offerte una moltitudine di possibilità di stimolazione sensoriale (effetti visivi, uditivi, tattili, olfattivi, propriocettivi, vestibolari e gustativi) e l’ obiettivo principale è la promozione del benessere. Con l’utilizzo di attrezzature e strumenti multisensoriali, è infatti possibile  gestire i disturbi comportamentali, favorire il rilassamento, stimolare l’esplorazione dell’ambiente, favorire il contatto e la relazione interpersonale, instaurare relazioni positive nella cura quotidiana, promuovere il benessere della persona e anche sostenere la relazione con i famigliari.

 

I bambini vengono accolti nella stanza e seguiti dalle nostre educatrici, la Dott.ssa Carmela Camigliano (Tutor DSA, tecnico aba con Master di I livello dalla diagnosi all’intervento psico educativo e operatore qualificato in approccio Snoezelen I livello ISNA-MSE) e  la Dott.ssa Antonella Le Piane (Tecnico Aba e Assistente analista del comportamento con Master di I livello in Applied Behavior Analysis e Modelli di intervento comportamentale intensivo e precoce nel disturbo dello spettro autistico, operatore qualificato in approccio Snoezelen I livello ISNA-MSE).

La stanza sensoriale viene utilizzata con un approccio terapeutico/riabilitativo  per persone che si trovano in situazioni di fragilità, come persone con demenza o con altre patologie neurodegenerative, per persone con diversi tipi di disabilità, per persone in situazione di dolore cronico.

Per bambini/ragazzi/adulti con difficoltà di apprendimento si mette in campo invece un approccio pedagogico/educativo. Ma la stanza può anche essere un luogo ludico/ricreativo per individui o piccoli gruppi di persone, accomunati dal desiderio di “staccare la spina”!

Dott.ssa Carmela Camigliano

Dott.ssa Antonella Le Piane

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si è svolto, presso il centro Starbene, il primo incontro di parent training rivolto ai genitori dei bambini con disturbo dello spettro autistico che svolgono terapia comportamentale presso la struttura. L’intento è quello di potenziare le competenze genitoriali e migliorare la qualità di vita sia dei bambini che di tutto il nucleo familiare.

Ad incontrare i genitori sono state la psicologa Alessia Amatore  e le educatrici Carmela Camigliano e Antonella Lepiane.

Il Parent training ha lo scopo di fornire strumenti e strategie ai genitori che risultano più efficaci nella gestione comunicativa e relazionale dei bambini con disturbi dello spettro autistico trasmettendo alla famiglia le competenze e tecniche educative utili a diminuire i comportamenti di difficile gestione, chiamati comportamento-problema, sia in ambito familiare, ma anche in contesti extra familiari.

Dando uno sguardo generale e complessivo, il parent training si pone, principalmente, quattro obiettivi:

• informare e sostenere i genitori

• ridurre il carico di stress della famiglia

• insegnare ai genitori come essere mediatori dell’intervento terapeutico.

La riabilitazione in acqua (“Idrokinesiterapia”) è una terapia di fondamentale importanza nell’ambito di un percorso riabilitativo e si distingue dalla semplice ginnastica praticata in una normale piscina perché punta a raggiungere il benessere del paziente in un ambiente confortevole sfruttando quelli che sono i benefici dell’acqua in determinate condizioni. A spiegare meglio come agisce e quando è possibile effettuarla, sono la dottoressa Francesca Falbo e Ramona Scerbo, fisioterapiste del Centro Starbene.

Francesca Falbo e Ramona Scerbo, fisioterapiste del centro Starbene

Che cos’è l’idrokinesiterapia in acqua?

L’idrokinesiterapia è una terapia riabilitativa che sfrutta le proprietà fisiche dell’acqua unitamente a quelle dell’esercizio terapeutico. La specifica temperatura dell’acqua, di circa 33 gradi, ci permette di potenziarne l’efficacia.

Quali sono i benefici della riabilitazione in acqua?

La riabilitazione in acqua ci permette di ridurre sensibilmente la sintomatologia dolorosa, donando sollievo ai tessuti muscolari e alle articolazioni sin dalle prime sedute. Inoltre, ci permette di ridurre i tempi di recupero nelle fasi post operatorie.

Come si svolge una seduta?

Ogni seduta prevede l’esecuzione di una serie di esercizi specifici e di manovre di mobilizzazione passiva della parte interessata effettuata da un terapista. Durante tutta la durata della seduta il paziente è affiancato e assistito da un terapista che monitora il lavoro e i risultati. Questa rappresenta un valore aggiunto nel raggiungimento degli obiettivi terapeutici.

Nell’ambito delle prestazioni legate al trattamento e alla riabilitazione dei pazienti, gioca un ruolo fondamentale il Servizio Sociale che partecipa attivamente all’elaborazione del progetto riabilitativo per ciò che concerne la propria competenza ed esperienza. Di cosa si occupa questa figura professionale lo spiega la dottoressa Rossella Iuzzolini, assistente sociale del centro Starbene.

Chi è l’assistente sociale e di cosa si occupa?
L assistente sociale e’ quell’operatore che agisce a favore dei singoli, gruppo o famiglia per favorire un processo di aiuto laddove l’ utenza non riesce a risolvere una situazione difficoltosa e lo fa attraverso metodologie scientifiche/ sociali

Quando è necessario rivolgersi a questo professionista?
L’assistente Sociale interviene in situazioni di disagio da parte dell’utenza, su richiesta d’aiuto o dalle istituzioni in determinate situazioni di emarginazione o disagio favorendo il recupero dei soggetti coinvolti. Ma non solo, il suo intervento è fondamentale anche in ottica di prevenzione.

Quanto è importante in un percorso terapeutico la figura dell’assistente sociale.
Penso sia basilare perchè si lavora sull’identificazione del disagio, basta pensare, ad esempio al progetto assistenziale individualizzato (PAI).