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Ha avuto inizio il 2 ottobre e si concluderà l’8, la Settimana Nazionale della Dislessia, organizzata da AID in concomitanza con la European Dyslexia Awareness Week, promossa dalla European Dyslexia Association (EDA). Il titolo scelto per questa edizione è “Leggere libera tutti: diritti verso l’apprendimento”. Il focus della manifestazione sarà la legge 170/2010 e la necessità di garantire a tutti cultura e conoscenza, rendendole accessibili.

Ma cos’è la dislessia? Quando e come intervenire? Ce lo spiegano Luisa De Masi e Alessia Amatore, rispettivamente logopedista e psicologa presso il Centro Starbene.

Luisa De Masi – Logopedista

Alessia Amatore – Psicologa

Che cos’è la Dislessia?

La Dislessia è un disturbo che fa parte della categoria dei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) che sono caratterizzati da diversità nel neuro-sviluppo che causano difficoltà in alcune aree specifiche dell’apprendimento scolastico, nell’ambito di un funzionamento intellettivo adeguato all’età cronologica. Nello specifico la Dislessia è un disturbo nella lettura inteso come abilità di decodifica del testo e si esprime attraverso un deficit nella rapidità e/o nell’accuratezza. Inoltre questa incapacità interferisce significativamente con l’apprendimento scolastico o con le attività quotidiane. Il primo effetto, osservabile e misurabile, del disturbo di lettura (Dislessia), è certamente una lettura lenta e stentata, poco fluente, affaticabile, spesso caratterizzata da errori di natura diversa.Tra i fattori di rischio che aumentano la probabilità di insorgenza di tali disturbi vi è la presenza di un pregresso disturbo di linguaggio e la familiarità.

Quali sono i segnali da cogliere?

Le famiglie, la scuola e gli specialisti sanitari, hanno un ruolo fondamentale nel riconoscimento e nella gestione degli alunni con DSA, fin dal loro primo manifestarsi e nell’avviare adeguati interventi che possano garantire la tutela ed i diritti degli studenti con DSA. La scuola riconosce le difficoltà nel percorso di apprendimento il più precocemente possibile, predispone specifiche attività di recupero e di potenziamento ne informa la famiglia. Se tali interventi – si legge nel documento titolato “Le Linee guida per la diagnosi e la gestione dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA)” adottato dalla Regione Calabria – non dovessero produrre i miglioramenti attesi, invita la famiglia a richiedere una valutazione clinica per accertare eventuale presenza di Disturbi Specifici dell’Apprendimento. La scuola supporta la famiglia, garantisce e promuove il raccordo tra i soggetti coinvolti.
In base alle attuali conoscenze scientifiche, si sottolinea che la diagnosi di disturbo dell’apprendimento non può essere effettuata prima della fine del secondo anno del primo ciclo di istruzione per quanto riguarda la dislessia e la disortografia, e prima della fine del terzo anno del primo ciclo di istruzione per quanto riguarda la discalculia e la disgrafia (DSM V).

Già nella scuola dell’infanzia sono identificabili i seguenti elementi predittivi:
• Difficoltà di linguaggio (confusione di suoni, frasi incomplete, sintassi inadeguata
• Difficoltà nella copia da modello e disordine nella gestione dello spazio del foglio
• Difficoltà di memoria
• Difficoltà di attenzione
• Manualità fine difficoltosa
• Goffaggine e impaccio motorio
• Difficoltà nel ripetere sequenza ritmiche
Difficoltà metafonologiche

Con l’ingresso alla scuola primaria è possibile rilevare i seguenti indicatori di rischio, nello specifico caso della dislessia si osserverà:

1) LETTURA:
• Difficoltà nel riconoscere i diversi caratteri tipografici
• Difficoltà a mantenere il segno nella lettura
• Sostituzione di suoni simili (ad esempio: p/b – d/t – m/n)
• Errori fonetici (ad esempio: omissione di accenti)
• Errori di anticipazione (basati sull’analisi della prima sillaba)
• Lentezza ed errori nella lettura a voce alta che compromettono la comprensione del testo

Quali sono gli aspetti Psicologici da osservare?

Potrebbe capitare agli studenti con un Disturbo specifico dell’apprendimento, di sperimentare fin dai primi anni della loro esperienza scolastica un forte senso di disagio legato agli insuccessi, alla paura di sbagliare, alla sensazione di non essere all’altezza delle richieste, spesso, incompresi da insegnanti e genitori che attribuiscono gli errori alla scarsa motivazione o a disattenzione.

Questi aspetti potrebbero ledere la loro autostima e la loro capacità di sentirsi “individui efficaci”, influenzando così i loro comportamenti attuali e quelli futuri. È importante sottolineare che l’autostima si costruisce tramite il confronto tra la percezione che si ha di sé e il proprio sé ideale, per sé ideale si intende “come vorrei essere”.

In questo senso il rendimento scolastico condiziona fortemente la percezione di competenza che uno studente si crea riguardo sé stesso e in questo senso i fallimenti sperimentati da studenti con DSA possono contribuire ad abbassare il proprio livello di autostima scolastica. Secondo tale premessa, è essenziale individuare precocemente il problema di apprendimento, al fine di poter condividere con insegnanti, genitori e il bambino stesso una chiave di lettura della causa delle difficoltà e introdurre fin dai primi anni di scuola percorsi di potenziamento e adattamenti scolastici, limitando quelle esperienze di insuccesso che potrebbero condurre a ricadute emotive.

Un’ identificazione precoce ed un intervento tempestivo da parte di figure specialistiche possono, ridurre l’entità della compromissione e permettere un migliore adattamento alla realtà scolastica

“Per un mondo senza etichette: inclusione e innovazione”. E’ questo il titolo della  VII edizione della Settimana Nazionale della Dislessia che quest’anno si svolge dal 3 al 9 ottobre.

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Disturbi aspecifici dell'apprendimento

I disturbi aspecifici dell’apprendimento (o non Specifici) riguardano difficoltà di lettura, scrittura e calcolo collegate a capacità cognitive al di sotto della media.
I disturbi aspecifici dell’apprendimento possono anche essere conseguenza di malattie di vario tipo:
• Sensoriali (come sordità o forti difficoltà visive);
• Neurologiche (come l’epilessia);
• Genetiche (come la sindrome di Down o di Williams);
• Organiche in genere (come l’ipotiroidismo);
• Psicologiche (come disturbi psicopatologici primari).
In queste situazioni le difficoltà del bambino sono spesso generalizzate, quindi non solo nelle competenze “di base” cioè nella lettura, nella scrittura e nella matematica, ma anche nei processi logici.
Spesso le capacità cognitive del bambino sono inferiori alla media prevista per la sua età, anche se non necessariamente collocabili nella cosiddetta “fascia inferiore” della media o “ai limiti” del ritardo cognitivo.
Anche nel ritardo cognitivo sono presenti difficoltà di apprendimento: sono però più conseguenti al ritardo stesso, anche se vi è una grande variabiltà tra una situazione e l’altra, con differenti profili neuropsicologici.